Un paese forte protegge i salari

Proteggere i salari, combattere il dumping, rafforzare i diritti dei lavoratori

E` questa l’unica ricetta per contrastare le distorsioni del mercato del lavoro.

Il "sì" espresso il 9 febbraio dalla popolazione svizzera nei confronti dell’iniziativa Udc è da ricondurre alle paure e ai timori che i salariati hanno nei confronti del continuo degrado delle condizioni di lavoro. Ora il Governo avrà 3 anni di tempo per rinegoziare gli accordi internazionali.

Purtroppo la liberalizzazione del mercato del lavoro non è stata accompagnata da quelle misure che avrebbero potuto attutirne i contraccolpi. E così da 10 anni dumping salariale, messa in concorrenza dei lavoratori, abusi contrattuali, hanno trasformato il nostro mercato del lavoro in una sorta di giungla!

Il padronato e il potere politico federale sono i responsabili di questa situazione per aver rifiutato il rafforzamento dei diritti economici e sociali che avrebbero potuto contrastare queste dinamiche.

Come ad esempio il padronato dell’industria che in Ticino in modo a dir poco irresponsabile si è scagliato contro i contratti normali dell’industria e l’introduzione di un salario minimo. O quello dell’edilizia che in Ticino auspica un allentamento dei controlli nelle aziende effettuati dalla Commissione paritetica e il Parlamento federale che suggerisce di respingere la votazione di un salario minimo legale di 4'000 franchi!

Solo rafforzando i diritti potremo tutelare gli interessi delle salariate e dei salariati, contrastando il proliferare di salari da fame in Ticino, ed il degrado delle condizioni di impiego che datori di lavoro privi di scrupolo possono pagare perché ci sono delle gravi lacune nelle leggi e nei contratti. 

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Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind.

 

Gli Amici di Arlind chiedono ai ticinesi di recuperare anche solo un po' di quello spirito che animava il Ticino quarant'anni fa. Il Ticino che fu campione di solidarietà nell’ambito del movimento internazionale in favore dei profughi in fuga dalle atrocità della dittatura cilena. Un Ticino in cui c’erano le famiglie che aprivano le porte delle loro case e che si autotassavano per finanziare gli aiuti, donne e uomini che aiutavano i rifugiati a varcare clandestinamente il confine, medici e avvocati che gratuitamente si mettevano a disposizione, un parlamento e un governo che con forza, di fronte alle autorità federali, facevano valere la vocazione all’accoglienza di un’intera comunità, una magistratura che non cedeva alle pressioni di Berna e che aveva il coraggio di dichiarare «non punibili» talune «illegalità».

Arlind ha bisogno di molto meno: chiede solo di poter vivere una vita normale.



L’AVS è la più grande conquista sociale della Svizzera. Un paese ricco come la Svizzera può e deve permettersi pensioni dignitose. I soldi non mancano: solo Singapore, Qatar e Kuwait hanno in proporzione ancora più milionari della Svizzera. Le maggiori 20 aziende svizzere in un anno hanno potuto distribuire 29 miliardi di franchi di dividendi ai loro azionisti e negli ultimi anni, nonostante la crisi, sono aumentate anche le retribuzioni abusive. Con la tassa di successione e il versamento di tutta la tassa sul tabacco e sugli alcolici all’AVS, l’aumento delle rendite sarebbe già finanziato. 

 

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Un salario minimo per tutti

Obiettivi dell’iniziativa sui salari minimi

  1. Il diritto a un salario dignitoso va ancorato nella Costituzione.
  2. L’iniziativa protegge i salari sul mercato del lavoro svizzero. La Confederazione e i Cantoni promuovono l’iscrizione nei contratti collettivi di lavoro di salari minimi che garantiscano salari d’uso per la professione e il ramo.
  3. L’iniziativa stabilisce un salario minimo di 22 franchi all’ora. Ciò corrisponde per il 2011 a un salario mensile di 4000 franchi per 12 mesi (per 42 ore settimanali).
  4. Il salario minimo legale viene adeguato periodicamente all’evoluzione dei salari e dei prezzi (secondo l’indice delle rendite AVS).
  5. I Cantoni hanno la competenza di stabilire salari minimi regionali superiori.

Tre motivi a favore del salario minimo

  1. In Svizzera, chi lavora ha diritto a un salario equo che gli permetta di vivere dignitosamente.
  2. I salari minimi rappresentano la migliore protezione contro il dumping salariale e la pressione sui salari.
  3. L’iniziativa sui salari minimi frena la corsa agli utili eccessivi e alle remunerazioni abusive: invece di utili e bonus da capogiro, essa promuove i salari dei lavoratori.

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