Una Black List per uscire fuori dall'ombra



Dall’estate del 2011, il sindacato Unia ha lanciato una campagna sistematica di denuncia della deriva che sta investendo il mercato del lavoro ticinese. In un primo tempo, la nostra azione si è concentrata attorno al settore dell’edilizia, dove il fenomeno della “mala-edilizia” sta assumendo contorni inquietanti. Rapidamente, è diventato sempre più evidente che in Ticino è in atto una vera e guerra sociale condotta dalla maggioranza delle imprese contro decine di migliaia di lavoratori, indipendentemente dal loro settore di appartenenza. Il conflitto fra Capitale e Lavoro è sempre più violento, spesso senza neppure più mediazioni di facciata. Durante gli anni ’90, padronato e governo hanno scatenato una potente offensiva contro i salariati nell’obiettivo di liberalizzare ancora di più il mercato del lavoro e di garantire profitti maggiori alle imprese. E così hanno imposto una profonda riorganizzazione dei processi di produzione, facendo lavorare di più i salariati aumentando l’intensità del lavoro. >>> continua a leggere



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Conflitto sindacati / padronato nel granito

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Le intimidazioni e le minacce non fermeranno i lavoratori del granito


“Ieri avete scioperato voi… oggi e domani sciopera il datore!”. Così recita lo striscione  (foto allegata)  che questa mattina, all'indomani dello sciopero dei lavoratori del granito, ha accolto i dipendenti della ditta Pollini Edgardo e Figlio Sa di Cavigliano. Si tratta di un gesto intimidatorio e inaudito che non trova riscontro nella storia recente del nostro paese e che ci riporta a una situazione ottocentesca. Il sindacato Unia condanna pubblicamente questo genere di comportamento della controparte padronale, che ben evidenzia il clima nel quale si è sviluppata negli ultimi due anni la vertenza nel settore del granito ticinese.

 

Una vertenza in cui l'associazione di categoria si è sempre dimostrata chiusa

a ogni tentativo di conciliazione. E ora, di fronte alla protesta, ricorre alle minacce nel tentativo di intimorire i lavoratori: prima per dissuaderli dalla partecipazione allo sciopero e oggi per punirli. Oltre alle minacce di licenziamento, in alcune ditte è stato imposto agli operai di anticipare l’inizio dei lavori alle 4 del mattino (contravvenendo così alla legge federale sul lavoro)  mentre in altre sono stati ingaggiati agenti di sicurezza privata per presidiare le cave.

 

Unia denuncia con forza questi maldestri e goffi tentativi del fronte padronale di sabotare l’esercizio di un diritto costituzionale e si riserva di intraprendere azioni legali nonché di sollecitare un intervento dell'Ispettorato cantonale del lavoro.

D'altro canto rafforzerà ulteriormente l'impegno in questo conflitto che ha ormai assunto un valore simbolico e di riferimento per tutto il mondo del lavoro. Un conflitto reso possibile dal coraggio e dall'impegno di molti lavoratori che giustamente non sono disposti a rinunciare alla loro dignità.

 

 

 

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Sciopero.....

  • perché, dal mese di febbraio del 2013, cerchiamo il dialogo con una parte padronale sorda, che non rispetta né le disposizioni di legge né le proprie maestranze.
  • perché gli aumenti salariali che vi sono dovuti negli ultimi 2 anni non vi sono stati concessi: 0,5% dal 1.2.2013, 0.5% dal 1.9.2013 come pure quello che avreste dovuto ricevere lo scorso 1.2.2014 dello 0.4% (+ un ulteriore 0.4% al merito).
  • perché i cavisti se ne fregano anche di tutte le altre modifiche contrattuali che dovevano, obbligatoriamente, entrare in vigore con il 1° febbraio 2013 (aumento termine di disdetta degli over 55, aumento al 90% delle indennità di malattia in caso di inabilità al lavoro, aumento dei minimi salariali, indennità per i pasti di 15.- fr al giorno).
  • perché, in nessun caso, i lavoratori del settore del granito in Ticino si faranno derubare dal pensionamento anticipato a 60 anni. Chi pensa il contrario, deve solo provare a lavorare in cava dall’età di 15 anni fino a 65!
  • perché offende i lavoratori la recente dichiarazione del presidente AIGT Mauro Bettazza alla trasmissione “60 minuti” della TSI quando dice “…il prepensionamento è un altro di quei tasselli che è arrivato grazie a voi e che come un macigno pesa sulle spalle delle aziende…”. E cosa vogliamo fare? Aboliamo il pensionamento anticipato a 60 anni? Non se ne parla nemmeno: non glielo permetteremo mai!
  • perché, se le aziende non avessero nulla da nascondere e si limitano a esaltare una corretta applicazione del contratto, non impedirebbero alla Commissione paritetica di effettuare i controlli previsti.
  • perché un’azienda, per essere forte sul mercato, deve riconoscere anche con un contratto di lavoro adeguato gli sforzi e il sudore di chi, ogni giorno, si alza alla mattina per andare a lavorare in cava. Il solo profitto aziendale non porta infatti a nulla!
  • perché non vogliamo che il nostro settore sia assoggettato ad un altro contratto “molto più leggero”, come vorrebbe AIGT, senza prepensionamento a 60 anni con oltre 100 ore lavorative in più all’anno e con salari minimi molto bassi.

Scioperare pertanto per tutte le conquiste sociali, per la propria dignità e per non farsi scippare dal diritto - strameritato - di andare in pensione a 60 anni di età!

 

 



Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind.

 

Gli Amici di Arlind chiedono ai ticinesi di recuperare anche solo un po' di quello spirito che animava il Ticino quarant'anni fa. Il Ticino che fu campione di solidarietà nell’ambito del movimento internazionale in favore dei profughi in fuga dalle atrocità della dittatura cilena. Un Ticino in cui c’erano le famiglie che aprivano le porte delle loro case e che si autotassavano per finanziare gli aiuti, donne e uomini che aiutavano i rifugiati a varcare clandestinamente il confine, medici e avvocati che gratuitamente si mettevano a disposizione, un parlamento e un governo che con forza, di fronte alle autorità federali, facevano valere la vocazione all’accoglienza di un’intera comunità, una magistratura che non cedeva alle pressioni di Berna e che aveva il coraggio di dichiarare «non punibili» talune «illegalità».

Arlind ha bisogno di molto meno: chiede solo di poter vivere una vita normale.



L’AVS è la più grande conquista sociale della Svizzera. Un paese ricco come la Svizzera può e deve permettersi pensioni dignitose. I soldi non mancano: solo Singapore, Qatar e Kuwait hanno in proporzione ancora più milionari della Svizzera. Le maggiori 20 aziende svizzere in un anno hanno potuto distribuire 29 miliardi di franchi di dividendi ai loro azionisti e negli ultimi anni, nonostante la crisi, sono aumentate anche le retribuzioni abusive. Con la tassa di successione e il versamento di tutta la tassa sul tabacco e sugli alcolici all’AVS, l’aumento delle rendite sarebbe già finanziato. 

 

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